leculturiste
DONNE DI SABBIA- Spettacolo sul femminicidio a Ciudad Juarez
Sabato 2 febbraio a Padova è stato presentato lo spettacolo DONNE DI SABBIA, promosso dalle Donne in Nero e dal Centro Pandora di Padova. Donne di Sabbia è uno spettacolo-testimonianza sulle donne di Ciudad Juarez (Messico), nato e realizzato con lo scopo di divulgare a più persone possibili la terribile realtà del femminicidio di questa zona di frontiera. Presentato già varie volte in Messico, in Cile ed in Argentina, creato dal drammaturgo e regista teatrale Humberto Robles, il testo è basato su testimonianze vere; tradotto in italiano dall'attrice peruviana Monica Livoni, che è una delle interpreti, è stato rappresentato in varie città italiane. Ora anche a Padova.
a cura di Chiara Ermolli
E’ sabato 2 febbraio, sto uscendo per andare a vedere uno spettacolo teatrale che parla di donne, donne di Ciudad Juarez che hanno subito violenza. Non conosco la storia, ma esco, nonostante la pioggia, per sapere che cos’hanno da dire questo gruppo di attrici torinesi che, senza recepire nessun compenso, portano in giro per l’Italia questo spettacolo. Il fatto di cronaca è cruento e parla di sangue e dolore. Dal 1994 molte giovani donne, povere, che arrivano nella città di Juarez con la speranza di lavorare ed aiutare la loro famiglia, sono spesso sequestrate, torturate, violentate ed uccise da assassini senza volto. Non c’è una logica in questi sequestri , un motivo, per quanto assurdo, di richiesta di denaro, di faide famigliari, di omicidi “d’onore” che un mondo patriarcale e misogino giustifica; nulla, se non una fame implacabile di violenza fine a sé stessa. Le attrici sul palco portano in scena le testimonianze dei famigliari delle vittime, madri, padri, sorelle, parenti che inutilmente levano le loro voci chiedendo giustizia, voci che si perdono nella stessa sabbia del deserto dove sono sepolti i corpi mutilati e offesi delle loro figlie, nipoti, sorelle. Attrici-voci- presenza di madri mutilate, delle loro figlie, fiori recisi nella pienezza dell’esistenza, spente nei loro sorrisi per sempre. E ad un certo punto, quasi naturalmente, accade l’alchimia: le attrici sul palco non sono più loro, sono le madri di Ciudad Juarez , sono le voci disperate delle donne della regione di Chiuaua, sono loro stesse il lamento di coloro che hanno perso una parte della loro vita nella morte di una loro cara.

Esse danno vita ed espressione a coloro che sono troppo lontani per farci pervenire il loro dolore, il loro bisogno di giustizia. Le voci delle donne sul palco tremano commosse nel riportare l’esperienza di vita scritta nelle pagine del diario di una diciassettenne piena di sogni e speranze, Micaela, rapita, stroncata, annullata dal male che si nasconde nelle viscere di questa città maledetta che sembra ingoiare i fiori più belli e più socialmente sfortunati. E mi chiedo: cosa significa essere donne in questa società contemporanea? E che cosa significa essere donne in una società povera e sfruttata come quella messicana di confine, regolamentata soltanto dalla legge dello sfruttamento del lavoro globalizzato a bassissimo prezzo, dello sfruttamento degli anelli più deboli della comunità. In questa zona di confine, le grandi aziende americane, impiantano le loro fabbriche di assemblaggio attirando dalle campagne di tutto il Messico le donne che si spostano a Ciudad Juarez per prendere 4 o 5 euro al giorno, in fabbriche che funzionano a turni di 12 ore. 
Queste fabbriche, le maquilladoras, reclutano ragazzine e giovani donne che pagano pochissimo senza investire nulla nel miglioramento del territorio, creando oltre ad una povertà di fatto anche un clima di disagio sociale profondo. Questo disagio sociale si concretizza nei rapimenti di queste giovani donne, nella sofferenza fisica e psicologica che è loro inferta, nel senso di annullamento del femminile che tale società emana. Vivere a Ciudad Juarez per una donna giovane, povera e bella è diventato un inferno; non c’è sostegno da parte della polizia, il più delle volte connivente con gli stessi assassini, non c’è sostegno da parte della comunità cittadina, anche perché nel suo seno trovano nascondiglio questi stupratori immuni dalla legge. Quale esistenza può pensare una madre per sua figlia in una tale degradata situazione? Quali sogni possono sognare tutte le Micaele di questa parte di mondo, affranto non solo dalla fame ma dal senso di impotenza che vi regna? Che cosa possiamo fare noi donne (ma anche uomini) di questa parte del mondo che può vedere i propri figli crescere e sognare com’è giusto che sia? Esiste una pagina web, www.petitiononline.com/NIUnaMas
Links
del.icio.us
digg
technorati
blinklist
furl
reddit
Trackback
- There are currently no trackbacks for this item.
- Use this TrackBack url to ping this item (right-click, copy link target). If your blog does not support Trackbacks you can manually add your trackback by using this form.
Esporta:
- Stampa [print]
- Feed con commenti:

Aggiungi un commento:
Comments must be approved before being published. Thank you!